Gesù parla a un'anima

Questi insegnamenti spirituali sono stati ricopiati, letteralmente così come sono stati scritti nei quaderni da una mamma di famiglia che vuol restare nel nascondimento e nel totale anonimato. Si tratta di locuzioni interiori, di cui ella viene privilegiata, da anni. Gesù le parla al cuore durante il ringraziamento alla Santa Comunione Eucaristica, e la chiama: ”mia piccola Maria”. Le parole di Gesù le giungono come Gocce di luce, e in una grande pace, nel cuore.


martedì 3 giugno 2014

Le Gocce di Luce di Marzo


"Abbeveratevi di queste Gocce che si fanno, una unita all'altra, non solo sorgente, ma fiumi di Grazia"

Ave Maria!
1 marzo 2014
"Signore, e quando i Paesi sono nell'indigenza e muoiono di fame?...". Figli, non è Iddio che impoverisce; Egli dona la Provvidenza e la materia prima per tutti"


"Mia piccola Maria, le tue preghiere sono già esaudite; Io sto operando per formare e volgere gli avvenimenti al loro compimento. Stasera il vangelo scandisce: "Non si possono servire due padroni; o si amerà l'uno e si odierà l'altro, o si seguirà uno e si rifiuterà l'altro. Non si possono unire ad un'unica sostanza due nature diverse e contrapposte: l'una prevaricherà, distruggerà l'altra. Gli uomini però sono riusciti a trovare una terza via. Una parte delle genti segue il male assoluto, e il male è tenebra che copre, con la sua oscurità, portando la sua distruzione. La moltitudine delle genti vuole e segue sia un po' di bene, ma non rinuncia ai propri interessi, e cosa non compie nel peccato per ottenerli!... Tale male compiuto ricopre, annulla, fa perdere valore al bene fatto.
Una parte ricerca il bene assoluto. Ed esso ha il potere di lavare gli errori passati, e non può che divenire un bene che evolve e cresce nell'amore, portando la sua costruzione. Come seguire il Padrone che conduce al bene? É con la fede nel Padre Celeste, la fede al suo amore per voi, la ricerca di una rapporto con la sua Persona: l'affidamento della vostra vita nelle sue mani, è seguire il suo insegnamento, vivere la rettitudine; come dice il vangelo: "Cercate anzitutto il Regno di Dio e la sua Giustizia, e il resto vi verrà dato in aggiunta. Iddio, nella sua benedizione, sfamerà, moltiplicandolo, ad ogni giustizia, il pane sulle mense. Se vedeste come la moltitudine si affanna e si agita nel possedere le cose! Non è bastante il necessario alla vita, ma ricerca l'abbondanza del superfluo; e cosa non commette per averlo! Si preoccupano del lusso di molti abiti, di cibi raffinati e succulenti, del bene stare. L'Italia che è pervasa e percorsa da questa crisi, che non è solo economica ma morale, si allarma, e molti si disperano. Ma se fosse un popolo autenticamente cristiano, rivolgerebbe il cuore al Padre suo nei Cieli, pregando e ponendosi a conversione secondo i suoi Dettami, offrendo nelle sue mani la direzione di tale Paese. L'Eterno, con il suo Soffio, allontanerebbe la caligine spessa del nemico, che ottenebra le menti, sbrogliandone i nodi della corruzione intessuta dal padrone cattivo. La sua benedizione su di voi donerebbe pane, lavoro, ed ogni cosa necessaria.
Non affannatevi per il futuro! A quanti si sono adoperati, nell'angoscia, per il domani, Io vi dico: "A cosa è servita tale preoccupazione?". Molti di essi non sono giunti al tramonto del loro giorno e né all'attesa di un altro: non siete i detentori del tempo. Vivete l'oggi: il Padre Santissimo è il Dio di un presente senza fine. Lodatelo per quello che avete vissuto nel giorno trascorso e affidategli il domani che Egli forma e crea per voi. Voi mi direte: "Signore, e quando i Paesi sono nell'indigenza e muoiono di fame?...". Figli, non è Iddio che impoverisce; Egli dona la Provvidenza e la materia prima per tutti. É l'uomo che defrauda il fratello per arricchire ed avere potere. Se le terre rimangono aride, i pozzi secchi, la vita sfugge agli innocenti, i corpi vagano denutriti, soprattutto in Africa, è perché spesso c'è un popolo che non ha fede in Me e ricerca nell'idolatria, nel culto che appartiene al mio nemico, l' appagamento alla loro necessità e alla loro risposta; ed egli in cambio sparge la sua distruzione. Tornino a Me! Ti benedico".

4 marzo 2014
"Anime mie, seguire Cristo non è perdita ma vantaggio: seguire Me non è sconfitta ma vittoria"


"Mia piccola Maria, tuo padre è gioioso per questa Santa Messa: una pioggia di Grazia è discesa su di lui. É a buon punto nel suo cammino e, pur nella sua purificazione, è nella gioia. Mando il tuo Angelo per il tuo saluto e il tuo messaggio. Sappi che potete mandare i vostri Angeli Custodi a dare il vostro sostegno, il vostro abbraccio, le vostre parole.

"Che me ne viene?... Che me ne viene a seguire Gesù Cristo?". Quanti cristiani lo ripetono! Simile domanda stasera nel vangelo mi pone San Pietro: "Cosa ce ne viene in cambio a noi che abbiamo lasciato per Te: case, beni, affetti, ecc…?". Ed Io rispondo: "Chi lascia tutto per Me: casa, lavoro, beni, affetti, ecc…. riceve il centuplo già qui da questa terra, insieme a persecuzioni, e la vita eterna". Cosa ve ne viene, figli miei!?... L'Alleanza, l'amicizia con il Padre Celeste, l'effluvio della sua Grazia che vi santifica, il suo sostegno, il suo soccorso, che vi segue per l'esistenza sino ad aprirvi la porta alla gloria del Regno. Seguirmi significa anche la Croce: significa persecuzione; e quanti cristiani, alla prima difficoltà, al primo contrasto, abbandonano, mi rifiutano e rinnegano. Anime mie, seguire Cristo non è perdita ma vantaggio: seguire Me non è sconfitta ma vittoria. Le stesse persecuzioni, i dolori subiti e offerti, il frutto del loro bene è superiore alla loro pena, è maggiore nel valore che se ne ottiene nella Grazia su di voi, sulla famiglia, e che si sparge ai fratelli, è il bene che nella vostra purificazione maggiora e rende migliore l'umanità. Riceverete l'amore di Dio che, al suo abbraccio, dona la pace e la vera gioia nel cuore, pur foste nel dolore.
Seguitemi! Le orme dei miei piedi stampano, nel cammino, gemme preziose; venendomi dietro, le raccoglierete; vi costerà fatica piegarvi, ma alla fine del percorso avrete la grande scoperta, aperta la porta del Regno, … lo stupore!... Ecco, il tesoro, fattosi completo, irradia la sua piena luce, che nella sua meraviglia, godrete per l'infinito. Ti benedico".

5 marzo 2014
"Non cercate il plauso degli uomini, il loro beneplacito; non ambite di voler essere stimati bravi, giusti, buoni per essi"


"Mia piccola Maria, ti sono molto vicino. Oggi inizia la Quaresima, tempo di purificazione, segno del percorso della vostra esistenza che, nella sua continua conversione, porta alla Risurrezione. Per giungervi dovete liberarvi dalle scorie del peccato, dal sudiciume del male, per essere anime pure e radiose, che possono vivere la Pasqua.

Le Ceneri vi ricordano la vostra caducità, che ha bisogno di trasformazione, che cambia e si eleva solo per mezzo di Dio che vi offre i tre mezzi di cui parla stasera il vangelo: la preghiera che deve farsi più intensa, a tu per tu con il vostro Padre Celeste e in unione con i fratelli; la carità, che è amore che lava una moltitudine di peccati; il digiuno che è offerta nel cambiamento, dono della rinuncia che si fa prezioso. Per far sì però che questi mezzi siano una primizia da offrire al Padre Santissimo siano vissuti nell'umiltà, nel nascondimento, perché sia pura, incontaminata dalla vanità del mondo, incorrotta dal suo vuoto, mantenuta sacra, intatta, degna del suo dono. Non cercate quindi il plauso degli uomini, il loro beneplacito; non ambite di voler essere stimati bravi, giusti, buoni per essi; fatelo per amore di Dio e a favore dei fratelli. Non guardatevi intorno, cercandone l'applauso.
Se vivrete ciò, la vostra via di purificazione non sarà lunga o tortuosa: voi sarete, già in questo mondo, una luce risorta. La vostra preghiera, la vostra carità, la vostra mortificazione si fanno soccorso: la mano che aiuta l'altro perché giunga a vivere anch'egli la sua Pasqua. Ti benedico".

8 marzo 2014
"Nel vangelo di stasera Io entro nel deserto per affrontare la mia grande battaglia con colui che è il nemico di Dio e degli uomini di tutti i tempi"


"Mia piccola Maria, l'importante è che tu abbia avuto, con l'assoluzione, il perdono dei tuoi peccati. Credi che la tua preghiera è invece preziosa ed utile, e giunge su tuo figlio, pur nella sua situazione, a portare soccorso e benedirlo. Iddio non è, come dice il sacerdote da cui ti sei recata in confessione: colui che vive ed agisce solo in funzione della vita eterna, del suo futuro. Iddio è Padre, ed opera nel presente, entrando nel vissuto della realtà umana, potando il suo sostegno, la sua azione, la conversione. Egli si occupa anche di ciò di cui oggi ha bisogno l'uomo. Ecco, nel vangelo di stasera Io entro nel deserto per affrontare la mia grande battaglia con colui che è il nemico di Dio e degli uomini di tutti i tempi. Sottopongo la mia umanità, accogliendo il gelo, la fame, le tentazioni, la solitudine, gli attacchi terribili del demonio, e ne ho vittoria nella mia risposta nell'obbedienza; mi sottopongo all'estrema ed estenuante lotta con lui, e vinco nell'obbedienza al Padre. Ho lottato per voi, per far sì che, per i meriti di questa vittoria voi, nei tempi di prova e di attacchi da parte del nemico, ne siate vittoriosi. Chiedete per i meriti del mio dolore sofferto, dolore che è amore: unitevi la vostra orazione ed offerta, ed Io agisco, lavoro nelle coscienze, smuovo i cuori, preparo gli eventi per condurre tutto a liberazione, guarigione e conversione. La vostra preghiera e offerta porta al cambiamento.

Quando siete dinanzi a situazioni senza uscita, quando i vostri figli vi fanno soffrire e non ascoltano, e tutto sembra irremovibile, fermo, immutabile nel suo male, voi perseverate nella preghiera: è condizione simile al ferro rigido, duro, che non si plasma; voi, nella vostra intercessione, date a Me: in questo modo l'immergete nel mio Fuoco divino, e vi fate, con le vostre lacrime e le vostre preci, martelli che continuano a battere sopra il ferro che, nel tempo si piega, si modella, e prende forma; e il ferro che prima poteva solo colpire diviene utensile utile per il bene comune. Chiedete non perché a ciò che viene chiesto è pretenzioso il suo avere, ma perché se ciò che chiedete è cosa buona e santa, da Padre, come non poter accogliere? Persistete! La porta prima o poi si apre. Pregate ed offrite per i miei meriti, per la mia sofferenza, per la vittoria nel deserto contro il demonio… A quanti giungerà la liberazione! Ti benedico".

12 marzo 2014
"Quanto fariseismo nella Chiesa! Molti, anche nelle parrocchie, ad un posto dato, invece di un servizio, lo valutano e lo vivono come un podio"


"Mia piccola Maria, non rammaricartene! Certi rigorismi a formalità nella Chiesa non mi appartengono, non sono miei. Accettane la mortificazione; una mortificazione accolta che deriva dall'incomprensione, dall'ingiustizia, ha molto valore: scardina l'anima sino alle viscere, e la fa crescere. Quanto è duro però accettarla! In questo tempo di quaresima in cui vi è più richiesta un'intensità maggiore nella preghiera, nella carità e nella penitenza, Io vi dico che è più facile accogliere una penitenza fisica, una rinuncia corporale, che una mortificazione morale e spirituale, poiché essa dà dolore all'anima, dà confronto, evidenzia la vostra povera realtà ma, se offerta, v'innalza nello spirito.

Quante anime, in questo periodo, offrono le loro orazioni, danno i loro oboli e fioretti, ma non cambiano il cuore, non si pongono a conversione: rimangono trincerati nelle loro idee; ritengono di avere sempre ragione, impongono il loro modo di vedere nel quale restringono Dio stesso e lo impongono agli altri; non si mettono in discussione, non hanno capacità d'ascolto e il loro cuore rimane duro. A parole dichiarano di essere peccatori, ma nel loro intimo si ritengono dei grandi giusti! Quanto fariseismo nella Chiesa! Molti, anche nelle parrocchie, ad un posto dato, invece di un servizio, lo valutano e lo vivono come un podio; invece di mettersi il grembiule detengono un autoritarismo sui fedeli, e credono poi di aver offerto un servizio a Dio. Chiusi nei loro ragionamenti, nelle angustezze del loro pensiero, non cambiano, mentre il Padre Celeste è Colui che apre le braccia, le dilata, abbraccia, e continuamente arricchisce della sua Sapienza. Chi si converte? Chi si fa povero, chi comprende i propri limiti, chi sa ascoltare, è umile, non porta il discorso sempre su sé stesso e non dà rilievo alla sua persona.
Ninive stasera, nella Santa Parola, si pone in umiltà, si ricopre di cenere e fa penitenza: riconosce il proprio peccato, chiede a Dio il suo perdono, cambia la sua condotta nella prospettiva non propria ma del Creatore. E cos'è il segno di Giona nel vangelo? É vivere, accogliendo la mortificazione di un'offerta che passa nel buio del ventre della balena, attraverso la prova, la solitudine, l'ingiustizia, le crisi e i dubbi di fede, l'incomprensione, ecc… , ma nell'attesa di una speranza, che è certezza, della sua risurrezione. É questo passaggio che vi pone nell'opera di cambiamento che vi fa risorgere. L'offerta di tale avvilimento è mortificazione che, mediante la preghiera, la carità, la penitenza, deve essere e divenire un dono. Ha valore nell'amore dato. L'amore vale più di mille sacrifici. É dal cuore che nasce il cuore, è dall'amore la capacità di far amare; è dalla ricerca del vero, dell'onestà di coscienza che nasce l'autentica conversione. Ti benedico".

15 marzo 2014
"E come avere più fede e non essere smarriti? Il vangelo stasera vi risponde nella mia Trasfigurazione"


"Mia piccola Maria, Io sono in te e tu sei in Me. Ti sono accanto nonostante la tua poca fede e il tuo smarrimento. E come avere più fede e non essere smarriti? Il vangelo stasera vi risponde nella mia Trasfigurazione: nella contemplazione, nell'adorazione di Dio, nell' incontro e nella fusione con Lui voi venite arricchiti nella fede. Nello smarrimento vi viene data la luce che è certezza della via da seguire, la capacità di amare. E come poter venire a questo incontro? La prima lettura vi insegna: il Padre Santissimo chiama Abramo: "Abramo, Abramo lascia la tua terra!". E Abramo abbandona tutto per seguire il cammino che lo conduce al paese promesso da Dio. Lasciate la vostra terra, il vostro mondo, i vostri schemi! Lasciate il vostro io per abbandonarvi alla Volontà divina e seguire la via della meta che Egli ha tracciato per voi, per mettervi in cammino, in un'ascesa al monte dello Spirito che aiuta ad elevarvi dalla vostra povera umanità, liberandovi, nella fatica, nel sacrificio che costa la salita dalle vostre zavorre, dai vostri pesi e impedimenti nel male che impediscono il mio incontro. In questo percorso di purificazione e di elevazione voi vi rendete liberi, scevrati, svuotati di voi stessi, resi atti alla visione del godimento della bellezza dell'Eterno.

É qui che, giunti a questo incontro con Me, vostro Signore, nella mia Trasfigurazione vi rendo trasfigurati delle mie doti: vi dono fede, vigore, forza, certezza, energia, entusiasmo perché, ritemprati e rinvigoriti come soldati armati e provvisti, possiate ridiscendere dal monte per andare nel mondo, difesi dalle armi mie, pronti alle battaglie che vi faranno gli uomini e gli attacchi del nemico. Senza di Me non potete nulla, ma con Me, trasfigurati dalla mia Luce, che acceca le tenebre del male, non c'è che la vittoria. E come dico nel vangelo di stasera agli Apostoli timorosi e smarristi: "Alzatevi e non temete!". Ti benedico".

19 marzo 2014
"Consacratevi al Cuore buono e santo di Giuseppe! Affidate voi stessi, la crescita dei vostri figli, le vostre famiglie, le vostre parrocchie"


"Mia piccola Maria, San Giuseppe ti è vicino e ti ama. Oggi la Chiesa volge il suo sguardo a San Giuseppe, al mio forte e tenerissimo Padre. Egli porta in sé l'impronta, lo stampo trasmesso dalla Paternità di Dio e ne fa le veci nella sua paternità umana, espressa e vissuta con Me, il Figlio dell'Altissimo. "Ti ho costituito Padre di molti popoli", dice la seconda lettura, non soltanto riferito ad Abramo, ma propria anche su San Giuseppe che, per la Grazia e i meriti partecipati nella sua Paternità, ha ricevuto e si è accreditata la potenzialità di una paternità universale, diffusa e maggiorata, che ha autorità e grazie di bene su tutta l'umanità. Egli è Padre delle creature, Padre sulla Chiesa, sul Sacerdozio come nelle famiglie, ecc… Giuseppe è il tutore di voi, di cui si prende cura e mai vi abbandona. Tale universale e nobile paternità è stata ricevuta, ma anche ottenuta per le virtù, per le qualità eccelse di Lui, che manifesta in Sé e trasmette gli attributi dell'autorevolezza amorosa del Padre Celeste. Per l'obbedienza vissuta Egli è l'obbediente che si abbandona totalmente alla volontà divina: pur dinanzi al mistero, alle situazioni inesplicabili, alle difficoltà che sembrano senza via d'uscita, si affida completamente al Signore Iddio.

Giuseppe è il castissimo nell'intera persona da sempre che, per ispirazione dello Spirito Santo, si consacra per essere sua appartenenza totale, e che prosegue, con il medesimo consenso della sua Sposa per la vita. Giuseppe è il fedele, l'umile, il giusto, poiché adempie a tutta la Sacra Legge, irrorandola di una straordinaria carità e una profonda misericordia; nessuno, chiedendo a Lui soccorso, tornò senza il suo aiuto. Virtù che qualificano un uomo forte, virile, e non la debolezza di un povero anziano, intessuto però di una grande sensibilità e tenerezza, manifestata nella generosità del cuore e nell'amorevole cura, nel rispetto degli altrui sentimenti. Giuseppe è come una pianta vigorosa, possente, simile ad una quercia secolare, che affonda nelle viscere della sostanza della natura di Dio e ne assorbe le proprietà: che esprime nella sua florida e ridente fioritura, che incanta nel suo splendore e nel copioso e abbondante frutto sì da far piegare i suoi rami in modo che sia più facile la raccolta per i figli. Giuseppe è la mano solida, robusta, autorevole, che non trema, non tentenna, indica la via, insegna, ma non cambia sentiero; ma è pure la mano che avvolge le spalle e vi sostiene, la mano che vi accarezza per darvi la sua consolazione.
Andate a Lui, ponetevi sotto l'ombra della sua pianta, e ne riceverete il nutrimento e la protezione. Stringendogli la mano, vi prenderà l'onore di essere tutore nella vita e persino a ciò che vi è caro: non permetterà che vi perdiate, e maggiorerà il vostro bene per la vita eterna.
Consacratevi al Cuore buono e santo di Giuseppe! Affidate voi stessi, la crescita dei vostri figli, le vostre famiglie, le vostre parrocchie, il sacerdozio, il lavoro, la malattia e la morte. San Giuseppe ne ha la facoltà. Iddio si fida così tanto di Lui da avergli affidato i suoi Beni più preziosi, da avere molto potere ed ascendente sul suo Cuore. Partecipando della sua Paternità santa, affidandosi a Giuseppe, Egli v'innalza, dalla sua umana, per volgervi alla Paternità suprema dell'Altissimo: a riceverla, ad amarla, a servirla. In Giuseppe rivivrete e scoprirete la bontà infinita del Padre dei Cieli. Ti benedico".

23 marzo 2014
"Abbeveratevi di queste Gocce che si fanno, una unita all'altra, non solo sorgente, ma fiumi di Grazia"

"Mia piccola Maria, ti sei trovata bene… ne hai trovato uno buono? Sì, essere cristiani è difficile, se vogliamo fare da soli, se ci si pone in prima persona, ma se ci si abbandona a Dio, tutto diviene lieve e semplice. Ciò è simile ad una sorgente nativa il cui passaggio è ostruito da un masso: a fatica ne passano pochi rivoli d'acqua ma, tolto il masso del proprio io, l'acqua torna a fluire e a scorrere velocemente.
Stasera il vangelo vi presenta il mio incontro con la Samaritana. Io l'attendevo al pozzo e, giuntavi, le chiesi: "Dammi da bere!", in modo che, da un atto di carità, Io trovi lo spunto per condurla, da uno stadio di vita naturale ed istintiva ad un altro che si eleva nello Spirito: da un'acqua creata, dalla sete umana, all'approfondimento della conoscenza di un'acqua mistica, che è l'acqua della mia Grazia. Così come il corpo umano: un organismo non può vivere senza bere e, in poco tempo senza acqua, muore; ugualmente le piante, se non ne ricevono, avvizziscono e si fanno sterili, i terreni non danno raccolto e divengono un deserto; lo stesso l'anima, se non si abbevera dell'acqua della Grazia, si fa agonizzante fino a perire. Come ricevere quest'acqua salutare? Vivendo il mio Vangelo, nei Sacramenti, nella Comunione partecipata alla mia Persona. "Dammi da bere!", chiesi alla Samaritana, ma lo chiedo anche a voi. Anch'Io ho sete, ho sete d'amore: sono l'arsura dell'amore che si disseta e si placa nel vostro; e nel darmi quest'intimità affettiva Io vi travaso il mio in un comunione scambievole che vi arricchisce dei tesori della mia Grazia, che è acqua viva che sgorga in Me e fa rinascere a vita nuova, sopranaturale. La Samaritana attendeva questa vita ricreata dal Messia, dal Cristo atteso, ed Io le dichiarai: "Sono Io, Colui che ti parla!".
Dico a voi: "Avete questa sete? Volete bere? Desiderate, volete di quest'Acqua viva? Sono ancora Io il Signore che adesso parlo a voi. Abbeveratevi di queste Gocce che si fanno, una unita all'altra, non solo sorgente, ma fiumi di Grazia che, nella mia ulteriore conoscenza, vi conducono alla mia intimità, ad amarmi, per attingere a piene mani di quello Spirito e Sapienza che vi aiuta a santificarvi.
Io mi rapportavo con la Samaritana in modo diretto, a tu per tu, semplicemente: non venivo a condannarla ma a richiamarla a verità. Sempre mi trovavo in rapporto con le donne, similitudine alla mia natura; il colloquio era in linea con il mio Cuore, dato che esse agivano e vivevano nell'intento e finalizzate al cuore: più aperte alla disponibilità, alla misericordia, al dono, a dare vita. Le donne mi sono più complementari a differenza dell'uomo con cui il rapporto era ed è spesso ostacolato e duro poiché infrange nelle vedute della ragione e dell'orgoglio.
Per mezzo di questa apertura dello spirito Io posso entrare ed operare, anche se richiesi alla Samaritana una revisione della propria vita, che si disponesse alla Volontà divina, che è ciò che è bene. Fatelo! Allora si apriranno, da pur una fessura, il passaggio non solo di Gocce di acqua viva, ma scorreranno correnti di acque ricche ed impetuose della mia Grazia che conducono a santificazione. Ti benedico".

24 marzo 2014
"Se nella Madonna questo processo dell'Incarnazione è avvenuto in pochi secondi… per gli uomini questo processo è più lungo"

"Mia piccola Maria, tuo padre si è fatto prossimo alla porta del Paradiso e già contempla e ne intravede la luce di Dio. Stasera, alla sua vigilia, voi celebrate l'Annunciazione del Signore, l'Annuncio di Gabriele a Maria. Ecco, la storia e il tempo rimasero per alcuni istanti come sospesi ad un filo, nel silenzio e nell'attesa della risposta di una Fanciulla, una Fanciulla Vergine, pura, umile, nascosta al mondo, ma di una straordinaria bellezza celestiale di cui l'esterno, nelle sue fattezze, ne riflette lo splendore e a cui lo sguardo del Padre si compiace e glorifica. A quell'Annuncio Maria rimane piena di stupore, sconcertata: conosceva le Sacre Scritture, la profezia di Isaia: "la Vergine concepirà un Figlio, che si chiamerà Emanuele", e diceva tra Sé: "Chi sarà mai questa mirabile Creatura?", non pensando mai a Lei, riconoscendosi che fosse tale creatura. Offre però il suo Sì, offre la sua disponibilità poiché, abbandonata alla Volontà di Dio, divenisse strumento nelle sue mani per la salvezza degli uomini.
Al suo consenso Maria dona una nuova creazione nella Nascita del Redentore. Lo Spirito di Dio entra in Lei e ne riceve le Carni sue. Ma la Madre Santissima non si ritiene detentrice nemmeno della sua Maternità, offrendosi a suo servizio: rimane Maria come un'infante, nella sua gestazione: piccola Bimba a sua volta immersa nel Grembo, nelle Acque creative dell'Onnipotente, per far sì che Iddio, attraverso di Lei, potesse continuamente creare e trasmettere vita, per gestire le creature e portarle alla Grazia. Ella ricopre e cura la sua Maternità come uno scrigno prezioso da conservare, come primizia celestiale all'unico sguardo geloso del Padre Santissimo, lasciando a Lui quando e come lo voglia svelare.
Come poter vivere voi il vostro annuncio in Dio ed incarnarlo? Facendovi simili alla Madre Santissima: vergini nell'animo, casti nel corpo, poveri, umili, nascosti alle borie del mondo. In questo stato acquisito Gesù, Io vostro Signore, vengo ad abitare nel vostro cuore. Dovrete poi non ritenervi detentori dei doni di Dio, ma porli a suo servizio. Se nella Madonna questo processo dell'Incarnazione è avvenuto in pochi secondi e poi mantenuto perennemente, dato che Lei è sempre, e tutt'ora, gravida nello Spirito Santo, per gli uomini questo processo è più lungo: a volte dura l'acquisizione dell'intera vita; altre volte continua nel Purgatorio, dato che, se non è avvenuta la fusione con la divinità non c'è nascita al Regno dei Cieli. E due sono i segreti per attuarla: unirsi alla Madonna, prendendola per Madre e assimilarsi al suo Cuore, e farvi bambini, creature che, pur nati al mondo e fattisi adulti, devono vivere il processo inverso di un'infanzia nell'anima: farsi piccoli feti che si lasciano immergere nel Grembo della Madre, che vi formerà a nascere per il Cielo. Diverrete e sarete parte di Me: mia Carne, mio Sangue, mia Anima, Mente e Cuore, mio Spirito. Ti benedico".

28 marzo 2014
"Nell'Amore di Dio è la felicità. Quando l' uomo è felice? Quando ama!"

"Mia piccola Maria, stasera nel Vangelo mi si accostano e mi chiedono: "Signore, qual' è il primo dei Comandamenti?". Ed Io rispondo: "Il primo e il più grande è: amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le tue forze. Il secondo è simile al primo: amerai il tuo prossimo come te stesso". Nell'Amore di Dio è la felicità! Quando l' uomo è felice? Quando ama! Allora l'esistenza nelle sue varie realtà prende senso, si arricchisce della bellezza e dei suoi colori, diviene come un motore, che si accende nell' entusiasmo. L'amore di Dio ne è la completezza, il fulcro, l'essenza.
Dio è Amore. Come poterlo ricevere? Dipende dalla vostra disposizione, dal vostro desiderio, dall' ascolto: "Ascolta Israele, Ascolta!", ed è un ascolto che deve integrare tutto l'essere: il cuore, la mente, le mani. Più ci si pone in questo atteggiamento, più si vive accanto al Signore e lo si desidera, tanto più Egli ve lo offre e ve lo travasa in abbondanza. Simile ad una corrente di energia che trapassa la persona e ne permea la mente, al cui pensiero da luce nella verità, ne colma il cuore nei suoi sentimenti e lo accende nell'ardore, perché ne corrisponda a lui nella sua comunione, nella partecipazione e misericordia ai fratelli. Ne dà forza all'agire perché ne dia concretezza nel suo dono. La seconda disposizione è riconoscere nel Signore il suo unico Dio, che è viverne la priorità, liberandosi dall'idolatria del proprio io, che ricerca gli altri idoli nel mondo in funzione sempre di sé stesso. É una corsa alla felicità per compensare quel vortice di vuoto che affama, cercando nei suoi idoli, che non appagano e non saziano. Nell'amore di Dio, l'uomo si realizza e da motivazione e compimento alla sua vita; anche nel suo dolore la pena è conglobalizzata, sublimata nell'amore, da divenire unità, l'unica essenza che si fa offerta: ove il sacrificio, ove l'olocausto, dato che nel dono esso si fa gioia. Ti benedico".

29 marzo 2014
"Quando l'umanità mi accoglierà come suo Cristo Signore, nella mia luce diffusa nei cuori, si vivrà il bene, la giustizia e la verità sull'intera terra"


"Mia piccola Maria, si che voglio, si che voglio sanare queste creature. Guardo la terra e la vedo ricoperta e permeata di oscurità, pur illuminata dal pieno giorno. Le moltitudini delle genti vivono pervase e occupate nelle tenebre dello spirito, perché non accolgono, non riconoscono Me, Cristo Signore, luce del Mondo. Non riescono a vedermi, dato che i loro occhi sono ostruiti dalle cataratte dei loro peccati, accecati e chiusi dalla corruzione del loro comportamento; non filtra la mia luce, anche dinanzi a prodigi e segni divini. Quando solo si riconosce il proprio peccato e ci si va a lavare nella piscina del proprio pentimento, nel lavacro della Confessione, liberati da tali massi che impediscono di riconoscermi, la mia luce passa e porta chiarore alla vista dell'anima. Il Mondo dà visibilità all'esteriorità, Io nell'interiorità do luce allo Spirito.Samuele nella Santa Parola di stasera vaglia i figli di Jesse alla ricerca dell'Unto di Dio, e lo ritrova nel più piccolo e dimenticato di essi, non tenuto nemmeno di conto, che sarà il futuro re: in Davide. L'Eterno gli dichiara: "Gli uomini guardano all'apparenza, Iddio guarda al cuore". É nel cuore la vostra luce! E per mantenerla, per irradiarla, così come vi indica San Paolo, dovete ricercare di vivere ciò che a Dio compiace: il bene, la giustizia, la verità! Virtù che sono i falò che illuminano e portano di Me immagine e significato.

Nel Vangelo risano un cieco dalla nascita, conosciuto da tutti per essere tale, dato che, dalla sua più giovane età, era dedito a chiedere la carità tra la gente; eppure gli uomini, pur dinnanzi al prodigio del recupero della vista, lo combattono, lo ostruiscono, lo cacciano. Non possono accreditare a guarigione miracolosa, poiché dovrebbero riconoscere in esso anche Colui che l' ha compiuta come Inviato di Dio: riconoscere in questo evento il suo Dito divino che opera in Me e, riconoscendolo, dovrebbero anche accogliervi il messaggio che porto e che richiede il suo cambiamento.
Io vado incontro a questo mio povero figlio per dargli, oltre la vista degli occhi, la luce della Fede: "Credi tu nel Figlio dell'uomo?", ed egli mi risponde: "Si credo, Signore!", e si prostra dinanzi a Me, adorandomi riconoscente. Dico a voi: "Credete che Io sono il Signore?". Allora ponetevi prostrandovi nell'adorazione e nel servizio, e riceverete, conserverete e sarete diffusori della mia luce.
Quando l' umanità mi accoglierà come suo Cristo Signore, nella mia luce diffusa nei cuori, si vivrà il bene, la giustizia e la verità sull'intera terra. Ti benedico".

lunedì 24 marzo 2014

Le Gocce di Gennaio 2014

Gennaio 2014




"Quando la Chiesa si farà Santa? Quando promulgherà, diffonderà ed attuerà l'adorazione perpetua in tutte le chiese, notte e giorno"

Ave Maria!

3 gennaio 2014
"Immergetevi più che potete nel mio Sangue Santo: più ve ne addentrate e lo recepite, tanto più voi abbreviate il tempo dell'unità col Padre"
"Mia piccola Maria, immergo nel mio divin Sangue queste intenzioni e tutte queste creature. Stasera nel vangelo si contempla il Battista che vede su di Me volteggiare la divina Colomba e mi riconosce, indicandomi: "Questi è l'Agnello di Dio che lava i peccati del mondo!". Sono l'Agnello innocente, mansueto, indifeso: Io stesso reclino il capo alla mia trafittura e non faccio resistenza perché so che il mio Sangue è Sangue di Riconciliazione. Il mio divin Sangue lava la putredine del peccato: vi libera, sciogliendo le catene del male, s'infonde in voi, donandovi il cambiamento del cuore, volgendolo al bene: lava, libera, converte in un processo che evolve durante il cammino della vostra esistenza. Passo dopo passo, la mia azione vi trasforma, vi redime, vi cambia in Me e, se non bastasse questa vita terrena, il percorso prosegue in Purgatorio ove opero sino a quando l'anima si fa monda, pura, e pronta per congiungersi ed assimilarsi alla natura eterna di Dio. Per quanto fosse solo una minima particella nell'infinito suo, è particella ormai degna poiché fattasi simile a Lui.
Immergetevi più che potete nel mio Sangue Santo: più ve ne addentrate e lo recepite, tanto più voi abbreviate il tempo dell'unità col Padre, al suo congiungimento; più ne vivete, maggiormente ne accelerate la fusione, ne abbreviate la pena dell'attesa, ne avvicinate l'abbraccio alla sua gioia. Io travaso il mio divin Sangue che, dalla Croce alla Mensa Eucaristica, continua in abbondanza ad offrirsi, si fa da Essa sorgente limpidissima nella vastità di oceani che abbevera e disseta alla santità. Chi ad esso ricorre e se inebria, fosse pure un lupo feroce, il mio Sangue lo amalgama a Sé e lo trasforma in una pecorella e, da pecorella, ne fa un agnellino che, nel suo stato di purezza, di mitezza e bontà, diviene anche esso sangue redentivo di salvezza. Ti benedico".

5 gennaio 2014
"Non ti sgomentino le parole del Santo Padre: egli parla in prospettiva della misericordia e della carità, ma…"
"Mia piccola Maria, non ti sgomentino le parole del Santo Padre: egli parla in prospettiva della misericordia e della carità, ma porrà ordine, negli scritti, al valore delle sue parole. Stasera, nella santa Parola, vi viene detto: "Abbiamo seguito la stella e siamo venuti per adorarlo". Così annunciano i Magi, che seguono i segni del cielo che preannunciano la mia Nascita che è Nascita al mondo. Il cielo parla, dà segno al grande Evento, alla sua luce, nella fede che in essa Dio dà manifestazione: i Magi si fanno perseveranti alla mia ricerca finché mi trovano nella Capanna di Betlem ove si prostrano adoranti. Ecco, il Sovrano eterno, dopo aver dato visibilità allo stupore della creazione, dona agli uomini la magnificenza del suo massimo: in Me, suo Figlio, Cristo Signore, nelle fattezze di un pargolo povero, umile, indifeso, nel quale manifesta Sé stesso. Egli mi offre per la salvezza di tutti gli uomini, nessuno escluso, sin dagli antichi Progenitori: dalle sue origini create ai miei contemporanei e a quelli dell'ultimo giorno sulla terra; e anche per coloro che sono di altre religioni, ma che mi accoglieranno.
I Magi adoranti portano i loro doni, che di Me danno significazione, attestano, dichiarano nell'oro la mia regalità: sono il Re dei re; la mia divinità nell'incenso: il suo profumo è segno dell'essenza della mia santità; la mia Redenzione nella mirra, elemento che rivela il mio Sacrificio di oblazione, la sofferenza altissima che darà liberazione per tutte le creature.
Qual' è la vostra stella che vi conduce a Me, figli miei? É la vostra fede che nasce e si alimenta nell'ascolto della Parola di Dio e alla sua assimilazione. Essa è Luce interiore che vi guida alla Mensa celeste dell'Eucaristia ove Io ogni volta nasco divino Bambino, e a voi mi faccio dono. Nel venire a Me voi mi portate l'offerta della vostra adorazione che è attestazione, dichiarazione alla mia Divinità. Il suo frutto, il suo possesso è la regalità della carità nel quale, prestando voi servizio, si fa oro a Me offerto: Io mi ritrovo piccolo tra gli ultimi, i poveri, gli umili, gli indifesi, tra i derelitti della terra, alla quale il mondo oscura, ed Io in essi do' luce. Offritemi l'incenso della vostra preghiera nel quale ancora mi dono e santifico, nell'offerta della mirra della vostra sofferenza e nel sevizio alla sofferenza altrui: nei malati, nei moribondi, nei tribolati, che si fa redentrice, purificatrice e salvezza per molti. Se vivrete tutto ciò, la vostra fede accresce, si amplia, si dilata, và oltre la vostra interiorità: si fa stella che squarcia le tenebre del mondo e diviene guida che illumina i molti viandanti pellegrini che si sono dispersi alla sua notte; alla sua visibilità per potermi ritrovare, pur essi, qui alla capanna di Betlem, al dolce incontro nella gioia di Me, divino Infante. Ti benedico".

9 gennaio 2014
"Quando la Chiesa si farà Santa? Quando promulgherà, diffonderà ed attuerà l'adorazione perpetua in tutte le chiese, notte e giorno"
"Mia piccola Maria, non turbarti ancora per le parole del Santo Padre; Io torno a confermarti che egli è figlio delle mie viscere; porta in sé la mia pietà, la mia compassione, la mia misericordia. Preso dall'impeto della carità a volte non bada alla finezza dell'intera conseguenza delle sue parole, porterà poi nello scritto la chiarezza della trasparenza dell'intero concetto nell'aderenza al mio pensiero. Stasera nella santa Parola vi viene detto: "Dio è Amore!". Egli vive e sussiste nell'amore: la sua natura, la sua sostanza, è Amore che brucia perpetuamente nel suo fuoco per dare amore. Cosa fa Iddio? Ama! Continuamente ama e, in funzione dell'amore, opera: ha creato e crea per amore, ha redento e redime per amore; ha santificato e santifica per amore; offre la croce e la via della sua purificazione per amore: vi aiuta e vi conduce per la via del Cielo, ed offre il suo Regno per amore.
E dov'è il segno massimo che è il gioiello, il tesoro della sintesi di questo amore? É l'Eucaristia: il Padre Celeste si preoccupa dell'uomo non solo nella sua sussistenza fisica, dando la provvidenza nel pane che sfama il corpo, ma si preoccupa di dare il Pane Celeste che sfama dal digiuno dello spirito, offrendogli Me stesso: la mia Carne, nella quale palpita la sua Santità d'amore. Come riconoscere, assimilare, vivere questo amore? Tanto più si ama, si partecipa, si adora, ci si effonde, si vive dell'Eucaristia, tanto più ci si innesta in Essa, si glorifica il Padre e se ne dà fattura, opera concreta nei fratelli.
Ecco, nel vangelo guardo la gente nell'avermi seguito in luoghi desolati e lontano dall'abitato, ed Io ne ho grande compassione. Li vedo smarriti come pecore che vagano dispere senza la guida di un pastore, e mi offro loro per essere questa Guida, nutrendoli ed indicando la via nei miei Insegnamenti. Mi do' carico pure della loro fame che, in luoghi sì lontani, non possono appagare e, nel mio potere, alla benedizione di pochi pani e pesci, do' volume, moltiplico, per far sì che possano sfamare a sazietà tanta gente, richiamando i miei Apostoli perché siano essi stessi ad offrire "date loro voi stessi da mangiare": prefiguro, mediante questo miracolo, quello prossimo della mia Eucaristia. La presenza della mia Persona, la benedizione nella mia Potenza e grazia e il cibo naturale, sono segno del futuro Pane divino: il mio Corpo da mangiare, che nutrirà moltitudini di figli per il Cielo.
Quando i miei sacerdoti daranno loro stessi da mangiare? Quando libereranno i fedeli dal nemico, dalle fami del mondo che li uccidono? Quando daranno salvezza colmando a sazietà il loro spirito? Quando il sacerdote amerà, vivrà, parteciperà, diffonderà l'adorazione al Santissimo Sacramento: quando l'Eucaristia non sarà solo un momento di transizione obbligatorio, ogni giorno, al loro ministero, ma la comunione con l'intimità d'amore con una Persona, Me, loro Maestro e Signore. Quando i sacerdoti vivranno d'intimità, ore di contemplazione al tabernacolo: parteciperanno con il cuore, da innamorati, il loro effluvio d'amore che da Me ricevono; allora esso si diffonderà ai fedeli e, come la calamita, li attrarranno per essere anch'essi appagati, pieni di questa mia Comunione, che solo li può colmare interamente.
L'Eucaristia è il segreto della santità del Sacerdozio. Il sacerdote è Eucaristia incarnata, è Pane santo che sfama il popolo all'amore di Dio. Quando la Chiesa si farà Santa? Quando promulgherà, diffonderà ed attuerà l'adorazione perpetua in tutte le chiese, notte e giorno: Cristo esposto nell'Ostia santa, senza veli, né nascosto, ma al centro, svelato e radioso, fulcro della Chiesa, dato che ne è il Signore, e a Dio dà il culto e l'adorazione primaria, e non dato al culto reverenziale di ciò che fa l'uomo. Con il trionfo eucaristico scompariranno le divisioni esterne del mondo e quelle interne della Chiesa, dato che il popolo sarà unito intorno all'unico vero Maestro e Podestà che li nutre di Sé, riportandolo all'Unità dell'Amore del medesimo Santissimo Padre. Ti benedico".

10 gennaio 2014
"Nel mio incontro e alla fusione con Me, Io in voi rivivo, e siete effusi del Santo Spirito; il Padre Santissimo, guardandovi, dirà: "Ecco, sei l'amato…"
"Mia piccola Maria, Io sono presente a te più che tu a te stessa. Stasera la Chiesa celebra il tempo del mio Battesimo. Io mi misi in viaggio per raggiungere il Battista e ricevere il suo battesimo di purificazione; ma egli, alla mia vista, rimase pieno di stupore, dato che conosceva la natura della mia Persona e che non necessitavo di un Battesimo perché senza peccato: sono "l'Innocente"! Non abbisognavo di nessun lavaggio nella penitenza per lavarmi dalle colpe ed accreditarmi di nuovo l'Alleanza al Padre, d'essere proprietà di appartenenza a Dio, poiché Io sono Dio; ma ugualmente volli riceverlo per essere non solo simile in tutto agli uomini ma per far sì che in Me Io lo santificassi e lo rendessi, da naturale, da purificazione nel pentimento, a Sacramento santo, innestandolo nella Redenzione e nell' Irradiazione, attraverso di Me, dello Spirito Santo.
Il battesimo diviene, mediante la mia Persona, segno di quanto sia fondamentale e importante poiché vi toglie dall'antica colpa dei progenitori, e vi assimila dandovi il suo sigillo a figliolanza regale di un Dio. Il Padre Santissimo, attraverso il battesimo, vi regala un reame nella terra Santa della vostra anima che vi darà missione, opera da curare: vi dona tutte le proprietà, i talenti, le ricchezze, per poterla governare. Vi rende nobili cavalieri che si devono fare intrepidi nel percorrere tali terre e, rivestiti della sua armatura, del suo mantello di grazia, vi domanda di diffondere ovunque di questa santità per far sì che portiate il sigillo di regalità sulle terre da Dio create.
Il Battesimo è una casa donata dal Padre Celeste nella quale poter vivere. In essa c'è già tutto ciò che vi occorre, tutti i mezzi di cui usufruire: tocca a voi mantenerla adorna, pura, radiosa, casa nobile, e di poterla ulteriormente impreziosire di tesori. Come poterlo fare? L' Onnipotente vi risponde nel mio Battesimo: " Ecco l'Amato! Amatemi! In Lui mi sono compiaciuto"; trovate in Me la vostra compiacenza. "Ascoltatelo!": nel mio ascolto farete vivere e santificare il vostro battesimo sicché l'Eterno poserà il suo Sguardo che si farà dolce e soave: rivedrà in voi suo Figlio. Nel mio incontro e alla fusione con Me, Io in voi rivivo, e siete effusi del Santo Spirito; il Padre Santissimo, guardandovi, dirà: "Ecco, sei l'amato, in te ho trovato il mio compiacimento!". Ti benedico".

14 gennaio 2014
"Io comandavo che (il demonio) tacesse, che non fosse ascoltata la sua parola. E voi non andate ad indagare alla sua natura. Guardate solo a Dio!"
"Mia piccola Maria, prenda pace il tuo cuore! Tu devi portare avanti Gocce di luce, tramite le quali già vivi uno stato gravoso e di persecuzione: hai la croce della tua persona e della tua famiglia... Io vado per le strade della Galilea, per sinagoghe, vado per sanare malati e liberare gli ossessi; nel vangelo di stasera guarisco dalla febbre la suocera di Pietro, ma quanti sono quelli che bussano alla porta della mia Persona: malati di ogni genere e tormentati da spiriti maligni, e risano e libero al tocco della mia mano, allo sguardo della mia Misericordia.
I sacerdoti hanno il dovere, il compito di andare verso queste creature, di accoglierle in chiesa, ma anche di andare nelle case per portare avanti il ministero di guarigione: per sanare e liberare malati, posseduti, tormentati e disturbati dal nemico, i vessati, ecc… e per sanare dai molti mali che sono spesso sua origine. Ma quanti lo fanno? Sono così pochi gli esorcisti, e sottoposti alla pressione di un numero notevole di questi poveri figli che non trovano via di uscita alla loro liberazione. I sacerdoti, dinanzi a situazioni particolari, oscure e incomprensibili di cui la provenienza è del male, non devono andare alla ricerca della spiegazione di cosa le abbia provocate: curiosità in queste cose portano ad una maggiore insidia del nemico che porta a confondere e decadere in sua mano. Basta solo porsi all'opera di cura che la Chiesa offre negli stessi mezzi di sempre e che Io, il Signore, vi ho dato: preghiera, digiuno, esorcismi, Sante Messe e carità. Non c'è bisogno d'altro.
Io comandavo al demonio che tacesse, e volevo che non fosse ascoltata la sua parola. E voi non andate ad indagare alla sua natura. Guardate solo a Dio, e confidate solo in Lui. Come mai il demonio può insinuarsi e creare situazioni strane, attive, tormentate? Vi basta sapere che l'origine deriva sempre dal peccato, per lo più dal peccato personale che spesso è stato protratto per anni, per una vita; e si pretende poi un liberazione veloce. Invece è maggiormente un percorso lungo dato che il Signore vostro ne fa via di purificazione, di espiazione dal proprio peccato, ma pure dalle conseguenze che esso ha provocato negli altri. Se il male invece è stato fatto su di essi, ne sono vittime, si è innocenti, e lo si vive da agnelli offerenti: diviene redentivo, e il Padre Santissimo usa questa sofferenza innocente, pure se patita con il demonio, per la conversione di altre anime, sue prigioniere. Perché ci vuole tanto tempo? Perché non c'è aiuto; poca è la preghiera del soccorso altrui, mentre la Chiesa intera, la comunità del popolo cristiano, dovrebbe perennemente pregare, offrire, fare carità per il riscatto di questi figli e a sostegno dei sacerdoti che vi operano.
La liberazione di uno salva l'altro, l'orazione comune dà fortezza ad esercitare tale ministero, discioglie le catene e ne dà diffusione: è come un moto contagioso che dilaga per portare guarigione. É fondamentale ricordare che i sacerdoti non devono chiedere ai fedeli di porsi a combattere con il nemico, né esercitare gli esorcismi, o il dialogo diretto con lui, pur se in un intento o intervento di liberazione, dato che non ne hanno lo stato di Grazia e né il mandato diretto dall'autorità della Chiesa: verrebbero di conseguenza esposti alla sua ira e alla sua vendetta. Il popolo può operare nel sostegno di un'orazione che si fa comunitaria e unitiva all'Opera del sacerdozio. Ti benedico".

16 gennaio 2014
"Ecco, vedo la terra pervasa, ricoperta della lebbra del peccato: ne è permeata e invasa in tutte le sue sfaccettature"
"Mia piccola Maria, sì che voglio purificare, mondare e guarire le creature! É mio desiderio, e il vangelo stasera lo pone in evidenza. Il lebbroso mi si pose dinanzi, in ginocchio, mi gridò accorato, mi implorò, con strazio indicibile, il suo dolore e la grazia di guarigione: "Signore, se vuoi puoi guarirmi!". E Io, a sì supplica dolorosa, travasai di compassione per lui; e, per la mia compassione, lo risanai dicendogli: "Lo voglio!". Stesi la mia mano e la lebbra venne cancellata: non c'era più lebbra sul suo corpo. Gli intimai però di recarsi al tempio per sottoporsi ai riti di purificazione prescritti dalla legge per adempiere al ringraziamento e alla fedeltà ai divini Comandi per far sì che alla purificazione ne seguisse la santificazione.
Ecco, vedo la terra pervasa, ricoperta della lebbra del peccato: ne è permeata e invasa in tutte le sue sfaccettature; non c'è realtà che non ne sia colpita. Gli uomini sono imputriditi dal male; la natura ne è corrotta e reagisce contro, la Chiesa ne è stata infettata: i diavoli pullulano su di essa poiché gli inferi ne sono stati svuotati e imperversano, infettando ovunque. Pare che ogni corruzione vinca e che non ci sia via di uscita, eppure Io ci sono: sono pronto e desidero dare purificazione, mondare tale lebbra e sanare l'intera umanità. Ma ove è questa umanità che grida a Me implorandomi il suo grido di essere sanata? Dov'è il suo strazio di dolore e il desiderio di purificazione…? Io stenderei la mia mano e, ad un volto ormai irriconoscibile nei suoi lineamenti umani fattesi maschera di piaghe ributtanti, rifarei nuove tutte le cose: tra le mie mani la creazione della nascita di una creatura, con il volto roseo e sano, dalla somiglianza e il tratto della bellezza celestiale. Richiedo però e voglio che le genti ritornino alla Chiesa, che tornino ad amarla come madre, ad esserne figli obbedienti, amorosi e fedeli che si pongono al suo servizio, e seguano i Dettami divini perché alla guarigione sia mantenuto lo stato di purificazione e sia via alla santificazione. Solo allora un grido si eleverà sulla terra per la sua liberazione: gli uomini si ritroveranno fratelli, la natura ad essi si riconcilierà, perdendo la sua ira, e i demoni cacciati agli inferi. Nella Chiesa allora regnerà la santità. Ti benedico".

mercoledì 19 febbraio 2014

Le Gocce di Luce di Dicembre

Dicembre 2013
 
 
 

 
04 12 13 “Guardo il mondo e ne ho compassione: vedo il digiuno dello spirito che vive denutrito dell’amore di Dio” 
“Mia piccola Maria, la via della guarigione è aperta, nell’attesa non smarrirti; rimani unita a Me nell’Eucaristia e nella preghiera. …“Come ho compassione di questa folla!”, dico agli Apostoli del vangelo, di quella gente che è stata con Me dei giorni nell’ascolto della mia Parola, nell’essere sanata dai loro mali ricevendo la mia guarigione, nella loro risposta di lode all’Eterno. Li guardo con sguardo pietoso e amoroso di Padre che si preoccupa del loro protratto digiuno, dato che nel ritorno sulla strada verso casa potrebbero venir meno; per questo chiedo agli Apostoli che li rifocillino, che siano loro stessi a dar loro da mangiare; ed essi portano a Me le ultime povere scorte, i semplici e umili elementi che Io, nella mia benedizione, moltiplico e maggioro per nutrire a sazietà e in abbondanza l’intera folla.
Guardo il mondo e ne ho compassione: vedo il digiuno dello spirito che vive denutrito dell’amore di Dio e chiamo i sacerdoti a dare essi stessi da mangiare a questa povera umanità. Quanti miei poveri figli decadono, vengono meno sino a precipitare nel baratro di satana. Siano i sacerdoti quel pane buono che nutre le creature alla bontà, quel pane santo che nutre a santità. E come lo potranno? Se si faranno anime eucaristiche: ameranno, adoreranno e propagheranno la diffusione dell’adorazione all’Eucaristia. Facciano ore di adorazione privata, come quelle pubbliche, nel guidare il popolo. L’Eucaristia è il Sole radioso di Dio che, con la sua Luce, filtra tutti i vostri di elementi: gli organi, la mente, il cuore, l’anima. Li sana, dà luce nella verità al pensiero, consola, sostiene, guida, vi rende santi e vi divinizza. Se un sacerdote è presso il tabernacolo adorante, sfamerà le folle all’amore di Dio.
Chiamo voi, figli miei, che dite di amarmi: fatevi anime eucaristiche, che vivono con più profondità e partecipazione alla Mensa del Pane celeste; venite con più frequenza, fate adorazioni, diffondete questo amore e, non solo sarete le fiaccole che illuminano in queste tenebre di oscurità la terra ma, se pur circondati da un deserto di aridità, sterile di bene e di sentimento amorevoli, sarete le oasi di acque fresche e limpide a cui molti verranno per rigenerarsi, ritemprarsi, per riprendere il giusto cammino, e non perire nella via dell’esistenza. Venite a nutrirvene! E’ il Pane che vi sazia ad ogni fame, è il Farmaco di salute che risana tutti i mali, è la Roccia che vi sostiene, la carezza che vi consola, la scala che vi fa salire e non permette che decadiate alla terra, le ali che vi portano in volo diritti al Cielo. Vi farete e sarete mio Pane che riporta salute a tanti malati nello spirito che, fattisi sordi, muti, ciechi, zoppi non ascoltano, non lodano, non vedono, non vengono più a Me. In modo che, riprese le forze e la Luce dello spirito, non vengano meno, ma riprendano il passo per divenire miei amanti, qui adoranti presso la Mensa divina.
L’Eucaristia è gratuita, figli, ed è data per puro amore: mi è costata il Sangue di un’ offerta che vive, se l’accogliete. L’unica cosa che vi è richiesta è lo stato di grazia, l’allontanamento dal peccato. Nell’Eucaristia avete la vita, avete Dio. Come mai così pochi ne abbondano? Perché così pochi nel numero dell’umanità ne fanno ricorso? In Essa e con Essa potete ottenere tutto il bene. Ti benedico”.


05 12 13 Come mai sì tanti matrimoni che si sfaldano? Perché tanta inimicizia tra gli uomini? Perché crolla la fraternità e in molti sfiorisce la carità? Perché tanta Chiesa ha falle e vi penetra l’iniquo?”
“Mia piccola Maria, Io prendo per mano tutte queste creature e le intenzioni che porti e le unisco al disegno dell’amore e della volontà divina. Stasera nel vangelo vi dico: “Non chi dice: Signore, Signore, ma chi fa la Volontà del Padre mio…”. Quanti si riempiono di belle parole, si riempiono la bocca parlando di Dio, fanno dotte catechesi e si ritengono così di averlo onorato, anche se poi vivono secondo i propri criteri e i propri desideri; oppure, poiché partecipano a qualche processione del Santo Patrono, si ritengono giustificati presso il Signore, ma poi trasgrediscono i suoi Dettami e vivono in sua disobbedienza: fanno lunghe file alla Comunione e non si confessano mai. Che valore ha questa loro parola, la loro preghiera? Diviene parola gridata al vento.
Il nominare Iddio nel vuoto perde il suo senso: “Non nominare il Nome di Dio invano!”, dato che il Nome di Dio va riempito nel vostro vissuto, va testimoniato con la fedeltà della vostra fede concreta: con opere di misericordia, operando nella carità, in adesione alla Santa Legge e alla Volontà divina, nell’adempimento del disegno che il Padre ha stabilito per voi secondo la vostra vocazione.
IL Nome di Cristo deve essere stampato a fuoco nell’interiorità dell’anima con la fede che Lo testimonia; in questo modo vi farete la casa forte e salda del vangelo: la colpiranno, l’ attraverseranno, cicloni, tempeste, alluvioni, ecc… ma non crollerà; rimarrà stabile, dato che Io Ia abito. E qual è questa casa? E’ la vostra anima che si fa casa di un Re! Può vacillare…? Io la tutelo, la recingo forte nella mia potenza. Mentre, se la vostra fede è solo esteriore, se è un nome vuoto, non intessuto di Me, alle prime difficoltà sarà casa che vacilla e decade.
Come mai sì tanti matrimoni che si sfaldano? Perché tanta inimicizia tra gli uomini? Perché crolla la Fraternità e in molti sfiorisce la carità? Perché tanta Chiesa ha falle e vi penetra l’iniquo? Perché le vocazioni sono scarse e spesso portano un germoglio già corrotto? Poiché non è stampato il mio Nome a fuoco nelle loro anime, non è vissuta nella concretezza della fede il Nome di Dio. E cos’è questa fede? E’ lasciare che Io vi cammini avanti, che vi preceda, che sia Io a formare la vostra vita.
Ogni giorno, alla sua aurora, pregate che sia Io il vostro Maestro a segnarvi il cammino, e voi a seguirmi, poiché, figli miei, da soli non potete nulla; con Me, vostro Signore, potete tutto, ma ci dovete credere. L’uomo, anche nella Chiesa, cerca sempre di scavalcarmi, e ne trae le cattive conseguenze, andando così contro sé stesso. Anime mie, stampate il mio Nome nel cuore, nella mente, nelle mani. Allora la vostra professione di fede avrà significato; il chiamarmi: “Signore, Signore!”, acquisterà valore; sarà vero, reale e ne porterà il suo esito e l’abbondanza del suo raccolto. Ti benedico”.

07 12 13 Prefestiva dell’Immacolata: “La consacrazione non è solo un atto di affidamento, ma una dichiarazione che attesta una totale appartenenza a Lei: vi fate così suo Cuore, sua Carne, sua Anima”
“Mia piccola Maria, stasera voi, alla sua vigilia, celebrate l’Immacolata Concezione della Vergine Maria. Lei, già presente agli albori della creazione
nel Pensiero dell’Eterna, è la Donna che dovrà portare Dio agli uomini, Colei che Lo rioffrirà con gratuità e generosità per la salvezza di una umanità che sono i suoi fratelli e figli. Immacolata perché intatta, intoccata: è concepita e nasce preservata dal peccato che segna, già all’origine, ogni creatura. Concepita, seppur in modo naturale, senza moto di concupiscenza, per grazia divina, una Grazia che La abita, che Ella manterrà e accrescerà sì da traboccarne, tanto sarà Maria inabissata alla Volontà di Dio, unita e permeata costantemente al suo Pensiero verginale e al suo amore creativo: mai un attimo se ne è distaccata nella memoria e nell’opera.
La Vergine Maria è Lembo, è Appendice della natura della Santissima Presenza della Trinità, la Creatura che più gli è simile, suo Capolavoro nella creazione: porta in Sé l’Essenza vissuta e partecipata dei suoi sentimenti e del suo modo di amare. Limpida e virginea come creazione di primizia, mai toccata ed appartenente ad altri, e tantomeno sfiorata dal nemico: proprietà esclusiva, preziosa e nobile, al cui sguardo il Santissimo Signore si rallegra e si glorifica, sì che nella sua innocenza Lo riflette e ne rende natura degna, Carne santissima, che solo può dare vita a suo Figlio. Lei, Creatura concepita che concepisce, nella sua Immacolata Concezione, l’Inconcepito: Colui che, solo, per un amore sì celestiale, mistico e spirituale, che s’innalza sino all’Altissimo, e vi s’incontra, fondendosi. Ugualmente Iddio si inabissa nel suo Grembo materno che Lo contiene per dargli Carni Immacolate da offrire in dono, in olocausto, per ridare purezza e nuova visibilità al volto dell’umanità imbrattata dal male.
Maria è linda, trasparente: ogni sua finalità si muove ed opera nell’anima e nel cuore per dare vita al bene. Il suo Seggio in Cielo è chiarore di un cristallo da cui le molteplici sfaccettature riflettono ed emanano i colori di Dio che travasano per andare a ricoprire le creature. Il suo candore è limpidezza come la lucentezza di un diamante che traspare della sua essenza per la purezza che è; è la luce Immacolata che ne irradia e La ricopre, ed Ella vi governa accanto a Me, suo Figlio, il Re, il Sovrano del Regno, dalla parte del Cuore. La Madre Santissima è Trasparenza in cui si vede transfusa e presente in modo pieno, completo, assoluto, la Luce dello Spirito Santo che perennemente La sposa e La feconda di vita. E’ Ella simile al chiarore dei ghiaccioli delle sorgenti innevate che intravedono ciò che lo contiene, perché puro, ma al cui tocco, non dà freddo ma calore poiché gravida dell’ardore dell’Amore di Dio.
Amate la Madonna! Oggi, nel primo sabato del mese in onore al suo Cuore Immacolato, consacratevi a Lei. La consacrazione non è solo un atto di affidamento, ma una dichiarazione che attesta una totale appartenenza a Lei; vi fate così suo Cuore, sua Carne, sua Anima; e Lei ve ne ricopre della sua beltà, della sua trasparenza, del suo candore: su di voi, imbrattati dal male, macchiati dal peccato… siete però figli suoi, e Lei, da Madre, vi infonde, vi fa assorbire, la Natura della sua chiarezza che è rettitudine, castità, purezza… vi rivirginizza nell’anima, sicché lo Spirito Santo vi venga a visitare, vi irradi di Sé. Ne conseguirà che dal cuore, dal pensiero, dalle vostre mani, nasceranno le Opere di Dio che sono pure, incontaminate dal male.
Figli miei, se poteste vedere la Madonna, la cui beltà incanta nelle fattezze! Ma la sua è una bellezza che filtra dall’interiorità che ne rispecchia e ne riflette le meraviglie che vive in Dio. Allo stupore del suo sguardo voi non potreste discostarvi, ad una sua richiesta non potreste negare, attratti irresistibilmente, dato che in esso rivedrete la chiarezza dell’Amore nella sua assoluta verità. Ti benedico”.

09 12 13 “La guarigione inizia dal distacco dal peccato; tramite di esso il demonio prende potere e sparge la sua caligine che ammorba”
“Mia piccola Maria, sì, che ti perdono! Ma Io ti amo così come sei, figlia mia, anche se, da tuo Signore e Maestro qual sono, ti aiuto a crescere perché tu viva il massimo del tuo bene. Stasera nel vangelo Io dico: “E’ meglio dire: ti sono perdonati i tuoi peccati, o alzati e cammina?”. Davanti al paralitico che viene risanato e Io affermo: “Ti sono rimessi i tuoi peccati!” si scandalizzano di Me. ”…Chi può perdonare i peccati se non Dio solo?”, ma la mia divinità me ne dà infatti il potere. Quand’è che avviene la prima guarigione? Quando l’uomo prende coscienza del suo stato di peccatore, del male compiuto; quando, pentito con lacrime, vuole ravvedersi; essa avviene nella Confessione, quando si cerca con desiderio, di fare un cambiamento di vita al bene. La guarigione inizia nell’ascolto della Parola di Dio. Cosa sto facendo nella casupola ove sano il paralitico? Sto insegnando: nell’ascolto e all’adesione alla mia Parola voi vi sanate nella scelta che ne segue e farete. La prima guarigione è nell’incontro con Me, nel rapporto unitivo alla mia Persona che sono il Medico che può guarire tutti i vostri mali.
Il paralitico cerca Me, il Medico; egli prega in cuor suo l’Altissimo Padre che lo guarisca, e chiede perdono per la passata cattiva condotta, e gli amici, che lo trasportano, intercedono per lui e compiono un grande atto di fede per raggiungermi.
Figli miei, la guarigione inizia dal distacco dal peccato; tramite di esso il demonio prende potere e sparge la sua caligine che ammorba ed ottenebra il senso a ciò che è giusto e ciò che è male. Io sono la Luce che si diffonde attraverso la preghiera, i Sacramenti, la carità, che disperde la caligine, e voi abbiate così di nuovo vista e comprensione di ciò che è buono da ciò che è errato. Il peccato è come un tarlo velenoso che corrode, penetra per mezzo delle vostre cattive azioni e s’insinua persino nei batteri, nei virus: attacca le cellule sino a dilaniare le membra; colpisce la mente oscurando, inquinando, disturbando la psiche sino a devastarla; s’insinua e s’irrora nello spirito sino ad occuparlo e tormentarlo.
Il peccato è contagioso: si diffonde, simile alla malattia fisica, passa da uno all’altro, colpisce intaccando, nelle conseguenze che ne derivano, sia in chi ne è colpevole diretto ma pure nei giusti e negli innocenti di cui però la sofferenza si fa espiatrice, purificante e santificante e, come miei simili, essi portano una croce che redime e paga per liberare.
Quando i deserti si faranno giardini variopinti, quando le steppe aride si faranno verdeggianti boschi, o la terra incolta orti rigogliosi di un frutto sano? Quando le belve feroci si faranno mansuete e nel mondo ci sarà la pace, e quando non ci sarà più grido di dolore dell’uomo? Quando si smetterà di peccare! Se le creature smetteranno di compiere il male Io, il Signore, scenderò dalla Croce, verrò a conversare con gli uomini fattisi uguali a Me, come erano prima del peccato nell’Eden terrestre: avrà perso significato il patire, il senso di una sofferenza purificatrice dei giusti e degli innocenti, e non ci sarà più lacrima, poiché è già vissuta sulla terra la salvezza e la risurrezione. Ti benedico”.

11 12 13 “Io sono il Signore, Colui che porta sempre nuova semina, un nuovo germoglio, una nuova creazione: sono il perenne Principio e la perpetua Genesi che riaccende la vita”
“Mia piccola Maria, la tua preghiera va bene così. Io te la dilato e la maggioro per molti altri. Stasera nel vangelo vi dico: “Venite a Me, voi che siete oppressi e stanchi ed io vi ristorerò!”. Guardo il mondo e vedo quanti miei figli sono delusi, abbattuti, scoraggiati, sfiancati nella lotta alla ricerca di una vita che sia testimonianza di bene, che costa spossatezza, combattimento, perché controcorrente, in un tempo storico tanto contorto e difficile. Ma Io vi dico: ”Venite a Me… Ci sono Io!”. Io sono la massima Potenza moltiplicata all’infinito. Sono il Motore che perennemente produce Energia all’esistenza, sono un Fuoco sempre acceso che arde e accende ciò che è spento: sono l’Inesauribile!
Venite! Io do’ nuovo vigore, fortezza, sostegno. E come ricevere? Venendo al mio Cuore. Venite, simili a fanciulli, per mettere il vostro capo nelle mie mani, a sviscerare voi stessi, a dare sfogo a tutte le vostre lacrime, a gridare il vostro affanno. Se gli altri si stancano di ascoltarvi, Io non mi stancherò mai, dato che come Io vi amo non vi ama nessuno. Il mio amore và oltre la concezione ristretta delle vostre barriere; esso ha la velocità della luce che supera ogni barriera del suono, che sono i vostri limiti umani. Potreste essere i dimenticati, coloro di cui nessuno comprende l’affanno e la prostrazione, ma Io non vi dimentico mai; se verrete a Me, Io sarò la vostra Oasi: al mio Cuore mite ed umile, ove vi nutro e vi faccio assorbire queste fondamentali virtù, che, date a voi, vi renderanno forti, dato che gli umili sono fiduciosi, abbandonati, speranzosi. Dinanzi alle prove, alle difficoltà essi rispondono con la pazienza e non s’affannano nel tormento che prostra e, seppur dovessero decadere nell’amarezza e nello sconforto, in Me riprendono celere il cammino.
Quando la prova è estenuante, quando siete stanchi, sfiancati, esauriti, venite maggiormente e con più frequenza all’Eucaristia: il Pane Santissimo vi è dato proprio perché non veniate meno nella via dell’esistenza. E’ la mia Carne che nutre e dà vigore alla fiacchezza delle membra, ritempra lo spirito, dando nuovo entusiasmo, gioia, slancio a ricominciare. Date a Me il vostro peso quando a voi si fa impossibile; in Me si fa possibile: Io vi prendo come un bimbo sulle braccia e mi prendo l’onere di portare a termine ciò che vi schiaccia e vi costa una prostrazione che v’avvilisce nel profondo.
Io sono il Signore, Colui che porta sempre nuova semina, un nuovo germoglio, una nuova creazione: sono il perenne Principio e la perpetua Genesi che riaccende la vita. Sono simile alla batteria che vi ricarica e permette che ripartiate; sono il riavviamento all’entusiasmo, il nuovo Interesse della prima pagina da scrivere di un quaderno o di un libro da scoprire. Io sono l’inizio che vi stimola a rincominciare: vi libero dall’afflizione di una stanchezza che si trasforma nella vitalità del mio riposo.
Andate da mia Madre che è anche la vostra. Date a Lei il vostro affanno, cuore a cuore; parlate con confidenza, a Lei, la “Misericordiosa”. Ella, come suo Figlio, non si stanca, e vi asciuga il pianto; vi abbraccia e vi consola con la sua presenza, vi offre la sua speranza e vi si pone accanto per accompagnarvi a riprendere la via: vi trasforma la mestizia nel suo sorriso. Ti benedico”.

14 12 13 “La mia gioia invece dà luce: illumina di chiarore, pur nella notte delle prove; dà sostegno alla stessa oscurità se vissuta per amor mio”
“Mia piccola Maria, Io soffio nel tuo cuore la mia gioia per attestarti la mia rinnovata presenza. Stasera nel vangelo Giovanni Battista vive il suo Getzemani, la sua notte. Il demonio fomenta il suo dubbio; ed egli, soffrendo, si pone a mettere in discussione la sua Opera, il suo vissuto nella mia attesa e nella sua adesione. Egli prega, invoca Luce dall’Altissimo e domanda, mandando a dirmi, tramite i suoi discepoli: “Sei Tu Colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?”. Ed Io do’ luce alla sua notte con la mia risposta: “ Ecco, i ciechi hanno di nuovo la vista, i sordi odono, gli zoppi camminano, ecc…”. E se, nel miracolo, è riportata la sanità agli uomini, “il Regno di Dio è in mezzo a voi!”. Se c’è un’opera compiuta e portata al bene non può che esserci la presenza di Dio. Giovanni rasserenato da ciò, si abbandona, e dona fiducioso, ancora prima che la scure si posasse sul suo capo, l’offerta della sua vita perché il suo sacrificio accompagnasse il mio, e il suo martirio fosse sostegno alla mia Redenzione.
Ecco, da stasera voi celebrate nella Chiesa il giorno della gioia, la giornata del gaudio nel mezzo del percorso dell’Avvento per far sì che vi sia di ristoro, vi ritempri nell’attesa alla mia Nascita. Essa vi è donata dal Padre Celeste in memoria e per i meriti del cammino che Maria e Giuseppe hanno percorso per giungere a Betlemme. Alla metà della via fatta, essi vivono, uniti a Me, divino Infante nel grembo materno, un’ estasi divina, un’esplosione di amore mistico verso l’Eterno e amore fra di noi, che ha ridato vigore e gioia alla stanchezza del viaggio e all’attesa della Venuta.
Ove c’è la gioia pura c’è la presenza di Dio; gioia che non è l’allegria vuota e fatua del mondo, il riso sguaiato nella volgarità o l’inutilità che conduce all’aridità dello spirito, ma la gioia che nasce dall’ilarità del cuore che, anche quando una creatura è nel dolore e vive la sua notte, la sua opera è rivolta e finalizzata al frutto del bene. Ove la tristezza si fa oppressione e ammorba, là vi cova il maligno. Quando il pensiero si fa ossessione e diviene tormento è il pungolo del nemico; quando l’angoscia divora, è la sua bava che bagna l’intimo, cercando di portarvi scoraggiamento, abbattimento, sicché vi tolga la speranza e vi annienti la fede, portandovi all’inutilità di operare nel bene.
La mia gioia invece dà luce: illumina di chiarore, pur nella notte delle prove; dà sostegno alla stessa oscurità, se vissuta per amor mio. Essa è sprone, è entusiasmo che dà forza alla costanza che, nell’attesa, alimenta la speranza che concretizza la vostra fede, sì che, dopo la notte, giunga il nuovo giorno, la nascita di un’aurora radiosa che porta con sé il suo cambiamento: giorno al giorno, nei tempi che susseguono ed evolvono in Me, nella trasformazione degli eventi, alla sua guarigione e al suo massimo bene, finché non giunga il giorno che non ha tramonto, né notte, né attesa; ma vive nella certezza di un perenne presente. Avete compreso? Potete comprendere? Non ci sarà più conteggio dell’alternarsi dei tempi, né dolori e tormenti, né dubbi o tenebre, ma il massimo gaudio di una felicità di cui gli amori vissuti sulla terra, le sensazioni amorose tutte unite, non sono che un barlume dell’intensità della sua luce. Ti benedico”.

16 12 13 “Mia Madre è chi si fa simile a Lei, e i miei fratelli sono coloro che Mi si fanno simili”
“Mia piccola Maria, lo so: è dura! Anche se ti dico che le cose cambieranno nel frattempo: è dura! Sappi che Io sono presso di te; le porte si apriranno. Stasera nel vangelo Io dico: ”Chi è mia Madre e chi sono i miei fratelli?”. Mia Madre è chi si fa simile a Lei, e i miei fratelli sono coloro che mi si fanno simili.
Cosa è mia Madre? Mia Madre è la Maternità, l’Innamorata di Dio, l’Innamorata delle creature. Chi sono i miei fratelli? Sono quelli che L’amano e si fanno mia Carne e mio Sangue. Come divenire tali? Pregando Maria e ponendosi al suo servizio, pregando per i fratelli e ponendosi al loro servizio. Nella preghiera e nel servizio voi fate unità, voi formate la mia Famiglia, e in essa Io vivo, ci sono. Quando si è famiglia? Quando ci si riconosce e si partecipa alla medesima natura della propria paternità e maternità: in essa voi siete figli e vi fate fratelli. Condividetene la delicatezza e la compassione. Non vergognatevi di esternare i sentimenti dell’amore di Dio, sia con quelli di casa, sia in parrocchia, come in ogni comunità, per divenire, consolidare, accrescere, quello stato di famiglia che ama, e che Io ricerco.
I cristiani si compiacciono anche di ascoltare belle catechesi, concetti profondi, danno approvazione ed ammirano la semplicità e l’esempio del Santo Padre, ma quanti poi seguono così tanti insegnamenti? Quanti li mettono in pratica? Dopo aver ascoltato e approvato, i più chiudono la porta della loro casa, estromettendosi dal mondo. Che cosa hanno capito del cristianesimo…? Il cristianesimo non sono delle idee, astrazione nel vuoto; ma è un cuore che ama con le mani, è un cuore che palpita nelle azioni. Se non soccorrete i poveri, se non date conforto ai tribolati, aiuto ai malati, ecc., che Famiglia di Dio è la vostra?
Ecco, Io cerco continuamente mia Madre nelle creature, e quando La trovo, in Lei mi tuffo: al suo sguardo mi rispecchio, al suo Cuore mi riposo. Quando ritrovo e riconosco i miei fratelli ad essi accorro, con essi condivido, e mi rallegro. Ti benedico”.

18 12 13 “San Giuseppe è stato premiato, vivendo in dono la Paternità di Dio sulla terra: ha visto svelare, davanti ai suoi occhi, il Mistero della mia Nascita”
“Mia piccola Maria, stasera nel vangelo San Giuseppe riceve in sogno la visione di un Angelo che viene in soccorso al suo bisogno: “Giuseppe, non temere di prendere Maria per tua sposa poiché ciò che è generato in Lei è concepito nello Spirito Santo”. Giuseppe aveva vissuto un grande combattimento, una lotta con sé stesso; aveva invocato, con lacrime, il Padre Santissimo che accorresse a risolvere il suo dilemma: dinanzi a Lui era presente il candore, l’innocenza della sua Promessa Sposa, dall’altro lo stato della sua gestazione era palese, sempre più visibile, concreta e inconfutabile: “… come è potuto accadere, come è stato? Cosa fare?!...”. Egli era giunto a pensare e credere che Maria fosse stata vittima innocente del sopruso altrui, in uno stato di incoscienza, inconsapevole, in conseguenza di una caduta per un’aggressione che l’aveva colpita sul capo, o facendola assalire da un sonno profondo per mezzo di filtri, comunque fosse non consapevole di colpa. Però egli era anche a conoscenza di quanto fosse severa la legge di quei tempi che non condonava nulla alla donna, e tantomeno ad una con un figlio illegittimo. Giuseppe, così ligio alla legge, non voleva trasgredire il Comando della veridicità della sua paternità che macchiava l’autenticità alle sue nozze, ma desiderava anche tutelare, proteggere, Maria dall’ira umana e, per questo, non la volle denunciare ma rimandarla in silenzio a casa.
Pur nella lacerazione della pena che ha spolverato di bianco le sue canizie, Giuseppe non perse la fiducia e la relazione con il Padre Celeste: verso di Lui invocava con cuore sincero, addolorato, ma pure speranzoso, e continuò a mantenere la comunione con Maria nell’atteggiamento di compassione e carità; per questo Iddio gli venne incontro, soccorrendolo nella verità che scopre: svela il Mistero di cui acquista la conoscenza.
Quando siete dinanzi ad eventi inspiegabili alla mente umana, a poter dar risposta a ciò che per voi è impossibile, il Cielo viene sempre in aiuto alla creatura, ma richiede una condizione: che essa mantenga con Lui uno stato di relazione, che esponga e presenti alla sua Persona la sua difficoltà, il suo dilemma, e ugualmente mantenga uno stato di relazione con il prossimo in una risposta che è sempre di misericordia e di bene. Egli vi manda tanti mezzi a sua conoscenza, spesso a voi impensabili; ma maggiormente manda i suoi Messaggeri, i suoi Angeli che non vedete, ma che vi parlano al cuore; permette che vengano anche a voi, nei vostri sogni e, seppur ne venite per lo più smemorati, essi lasciano stampati alla vostra coscienza il messaggio, la luce della via da seguire.
San Giuseppe è stato premiato, vivendo in dono la Paternità di Dio sulla terra: ha visto svelare, davanti ai suoi occhi, il Mistero della mia Nascita: ha visto crescere, tra le sue mani, l’intimità della mia Persona, di cui sono stato Figlio e a Lui sottoposto. Pure voi, se vivrete la vostra relazione con i fratelli nella compassione, nella carità, voi parteciperete della Paternità e della Maternità Celeste, e nel vostro rapporto con le creature si farà presente, continuamente nel suo amore, la Nascita di Cristo. Ti benedico”.   

22 12 13 “Andate, ritornate alle mie origini, da mia Madre. Ella ha il compito, non solo quello di aver gestito Me, ma di prendere in Sé le creature, di gestirle nel suo Grembo, che è ora il suo Cuore Immacolato”
“Mia piccola Maria, stasera nella Santa Parola vi viene detto: “Ecco, la Vergine concepirà e partorirà un Figlio, che si chiamerà Emmanuel, che vuol dire ’Dio con noi’”. La mia Nascita è vicina, il mondo appressa il suo sguardo al presepe; ma per essere una Nascita deve esserci prima un Concepimento. Io prendo Carne da Maria, prendo natura umana dal seme di Davide, di cui anche mia Madre è discendente, ma ricevo vita nell’incontro, nella Fusione dello Spirito Santo con Lei, che unisce ai suoi elementi corporei la sua Sostanza, la sua Divinità che dà forma a Me, l’Uomo Dio, l’Emmanuele, il Dio con voi, Colui che è l’Incommensurabile, l’Incontenibile, il Sovrano. La Maestà delle altezze si inabissa nella materia e la feconda di Sé: l’irradia, la penetra, la forgia in un processo di trasformazione che la libera dalla sua corruttibilità e la innalza per farne fisicità santa: Carne spiritualizzata, umano divinizzato. Il Santissimo Signore s’abbassa all’uomo per elevarlo a Dio: feconda la terra per innalzarla al Cielo.
Questo processo dell’Incarnazione è avvenuto, è già stato compiuto, per mezzo del consenso della Madre Santissima: al suo Sì la storia ha subito la sua grande svolta ed evoluzione: Iddio si è fatto come voi, per voi e in voi. Ora tocca alle creature dare la loro collaborazione, la propria adesione, in modo che tale processo, lo sviluppo dell’Incarnazione, sia completo, totale, portato a compimento. Io sono l’Emmanuele; Iddio ha compiuto la sua parte, ma continua ad operare: sono il Pellegrino instancabile, e busso continuamente alle porte delle case, alle porte dei cuori, ma queste porte per lo più rimangono chiuse. Non posso entrare e viverci la mia Nascita: non c’è accoglienza, non c’è apertura, e non può esserci nascita: ciò accade perché prima non sono stato concepito; non ci sono nemmeno nell’accenno di una iniziale figura embrionale.
Come può avvenire il mio Concepimento in voi? Andate, ritornate alle mie origini, da mia Madre. Ella ha il compito, non solo quello di aver gestito Me, ma di prendere in Sé le creature, di gestirle nel suo Grembo, che è ora il suo Cuore Immacolato per aiutare, formare, rendere atta la natura umana ad accogliere, ad esser pronta a recepire, a ricevere lo Spirito Santo.
Lei vi ricopre della sua Santità, vi rende belli, attrattivi, sicché lo Sguardo dello Spirito si compiace di voi e accorre per unirvi a Sè, per fecondarvi della sua Grazia e del suo Amore. Egli sviluppa così, nella vostra interiorità, dalla sua scintilla che è creazione di vita, l’accenno, il primo abbozzo della mia presenza in voi nella crescita della mia gestazione spirituale, che opera per mezzo della grazia e dell’amore, fino a quando si giunge a maturazione per la nascita, nell’interezza del Frutto del divino Infante. Maria vi riconduce a Nazareth, vi riporta al silenzio, all’umiltà, al nascondimento, all’ascolto, per far sì che sappiate dare pure voi il vostro sì, a ricevere accoglienti il Signore che viene. Allo Spirito che vi offre Sé stesso e vi santifica della sua presenza e, gravidi di questa santità materna di Maria e dello Spirito, voi gestite Me, Cristo Signore.
La Madre poi vi fa, in questo stato, pellegrini che vanno, come Lei, da Elisabetta e vi pone al servizio della carità, che maggiora e accresce la mia formazione in voi. Vi conduce ad esser dono, ad offrirvi come primizia al Padre Celeste e alla ricerca del suo desiderio, simili ad innamorati che trovano riposo e gaudio solo nel suo incontro, alla fusione con Lui, in modo che, colmi, pieni dell’amore di Dio, la vostra gestazione giunge al culmine, completa, della mia Persona. Anche a voi avvenga nell’anima vostra la mia Nascita. Solo allora l’Incarnazione sarà attuata per le creature. Io sarò l’Emmanuele, il Dio con voi, e voi lo sarete con Me. Ti benedico”.

25 12 13 “Io nasco alla terra, ma sussisto da sempre: sono Persona nello Spirito che nel Pensiero compie, sono Persona nella Parola che agisce, sono Persona nell’Amore che ama”
“Mia piccola Maria, da questo nuovo anno si riaprono le porte. Ecco: “in principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, il Verbo era Dio”. È l’inizio del vangelo di oggi. Io nasco alla terra, ma sussisto da sempre: sono Persona nello Spirito che nel Pensiero compie, sono Persona nella Parola che agisce, sono Persona nell’Amore che ama. Sono simile ad un sentimento che prova, sente, è presente, ma non si può vedere ad occhio umano: come vento che, pur impetuoso, agita, soffia, ma non si può contenere, sicché nasco in una data del tempo alla Carne per far sì che Io mi faccia a voi percettivo, concreto, e mi possiate comprendere, toccare, partecipare, farmi Uno di voi.
Nasco nella corporeità per prendere in Me tutte le sofferenze dell’uomo, per liberarlo; mi faccio Carne per essere la calamita che attrae su di sé tutto il male, le negatività: per assimilarle e trasfonderle, convertendole al bene. Sono luce che divulgo, tramite la mia Umanità, e che attira in Sé tutte le oscurità, le tenebre per irradiarle e dare a voi un perpetuo giorno. Nasco Bambino come ogni creatura: piccolo, bello, indifeso, per dare segno a voi che Iddio è il Potente, la cui Potenza non ha conteggio e limiti; è il Virile, la cui forza prorompe di un vigore che non ha sconfitta; ma è un Bambino, nelle sue caratteristiche: umile, innocente, gentile, delicato… si fa piccolo per attrarvi a Sé, alla culla di Betlem, e non Lo temiate, ma vi facciate adoranti nel contemplarlo così piccolo, e vi trasfonda le sue proprietà che vi fanno simili, e sono via alla santità.
Oggi la Madre Santissima espone dinanzi al Cielo intero la sua Creatura divina, ed ogni suo abitante mi adora; ma Ella desidera sopratutto che gli uomini, suoi figli, vengano ad adorarmi per attestare la riconoscenza e il tributo di grazie e di lode per ciò che suo Figlio ha fatto per tutti loro. Il Santo Bambino vi chiama a farvi presso di Lei e di Giuseppe, alla sua culla. Maria non solo Mi mostra, ma Mi pone tra le vostre braccia. Perché poi voi Mi portiate al cuore e Mi amiate. E’ in questo amore che voi non sarete più Creatore e creature separati, ma vivrete il nuovo processo di fusione, per cui il Verbo che si fa Carne, ed è Dio, prende carne in ognuno di voi. Divenite Carne sua, personale, un tutt’uno: unità di Corpo e Spirito suo; divenite pure voi, ognuno, il suo principio di una Nascita che si rinnova, che è Carne di un Uomo-Dio, Carne divinizzata.
Anche oggi, a Natale, il dolore, le ingiustizie, i lutti, continuano: la morte è presente nella storia; il demonio combatte la sua battaglia, portando morte; ma voi non temete! Guardate diritto a Betlem: non perdete, allo sguardo, la mia culla! Restate adoranti con Maria, mia Madre, e con san Giuseppe: Io sono la Nascita che non può morire. Chi mi accoglie in sé, mi ospita, mi riceve, si fa Vita: Io nasco in lui ed egli mi fa crescere nel mondo. Ti benedico”.

30 12 13 “In questo anno, che volge al suo termine, gli uomini invece di mettersi in ginocchio per richiedere la mia assistenza, il mio aiuto ai loro molteplici problemi, che si accatastano…”
“ Mia piccola Maria, la croce, quando è tale, è dura, è difficile, ma Io ti sono vicino, tenendoti per mano; se gli altri non comprendono la tua croce, Io la capisco. Lo so, non mi vedi presente e ti credi sola, eppure Io ti accompagno, e quando essa si fa particolarmente pesante Io la prendo su di Me per sostenerti. Stasera nella Santa Parola vi viene detto: “Non attaccatevi al mondo, non attaccatevi alle cose del mondo!”, esse vi offrono la concupiscenza che vi conduce alla morte. In questo anno, che volge al suo termine, gli uomini invece di mettersi in ginocchio per richiedere la mia assistenza, il mio aiuto ai loro molteplici problemi, che si accatastano e si maggiorano al volgersi del nuovo anno, si preoccupano dei preparativi ai loro divertimenti, ai loro piaceri e agli innumerevoli peccati che commetteranno. Si daranno alla dispersione del vuoto che li farà ritrovare ancora più poveri, sprovveduti e soli all’impatto nell’incontro dei problemi gravosi che dovranno affrontare, e che per lo più, senza di Me, non risolveranno. Non che Io non voglia che siano lieti ma, senza di Me, senza Dio, non c’è felicità. Il mondo offre l’ebbrezza di un momento che è illusione che tradisce e lascia poi rimpianti e l’amaro in bocca. Io sono invece la fedeltà stabile e concreta che porta la gioia nella sua autenticità.
Stasera nel vangelo vi viene presentata la profetessa Anna che, dopo la sua vedovanza, giunge alla sua venerabile età di anni, colmati al servizio di Dio nella preghiera, nel digiuno, nell’operosa carità, nell’umile lavoro; ed il Padre Santissimo, l’ha ricambiata, ricolmandola di Spirito Santo che le ha dato luce e gioia di riconoscere l’Atteso, il Messia d’Israele, che Israele non ha saputo riconoscere. Ella ne contempla, al suo Capo protesa e svolazzante, la divina Colomba che aleggia su di Me, divino Infante, e sulla Santa Famiglia. Riconosce in Maria, la Creatura educata e cresciuta alle sue cure nel tempio, “la Prediletta, la Madre del Signore”, e gode di questo giorno: ne è allietata nel ricevere pure lei, come Simeone, Me, il Santo Bambino tra le braccia: portarmi al cuore ed essere infusa della felicità che già annuncia quella prossima, eterna, che ormai l’attende.
Oggi quanti anziani hanno perso la sapienza, la santa saggezza delle canizie degli antichi, che irroravano la terra del loro tramonto nell’arricchirlo dei tesori spirituali d’incenso d’orazione, di preziosità di bene. Molti, giunti alla tarda età, ma non ancora lambita da malattie destabilizzanti che impediscano la vita, e non più gravati da incombenze e responsabilità, potrebbero ormai operare per intessere la tela compiuta della loro esistenza con una cornice di valore, nobilitata in tali virtù; ma così pochi sono quelli rimasti che intrecciano ancora le mani alla preghiera, il cui sguardo si protende alla meditazione di Sacre Letture e la parola nella trasmissione della fede alla loro discendenza. Si lasciano fuorviare dal mondo e, invece di prepararsi al Signore che viene a loro, si danno ai piaceri, ai divertimenti e a molti peccati, che ritengono ormai leciti per colmare ciò che, nel rimpianto, non hanno vissuto nel passato. Il poco tempo rimasto si fa simile alla sabbia che, nel bene vissuto, si fa d’oro e, seppur non può essere trattenuta a sé, poiché il tempo scorre, si è fatta preziosa e non verrà gettata; ma se rimane tale nell’ inutilità, si disperde tra le mani e si perde.
Come è bella la gioia della condivisione e dell’aiuto tra gli anziani, le ore serene di una partecipazione nella carità! Non attaccatevi al mondo, figli miei! Dovete viverci, ma non dategli il cuore. Non mordete, e non nutritevi della sua mela: è sempre satana che ve la offre: bella allo sguardo, suggestiva e attraente, ma internamente ha il suo veleno; se la mordete e la mangiate vi porta la sua morte. Fatevi invece solerti lavoratori della terra, ponendovi al suo servizio, sotto lo sguardo di Dio: toglietene le erbacce, bonificate le sue zone malsane, coltivatene le zolle, facendole irrorare e bagnare della Grazia divina, che ne farà frutteti dal frutto verace, franco, sano, a cui non solo le creature, ma il Padre stesso verrà a nutrirsene, rendendovene lode e, per premiarvi, vi offrirà, come ad Anna, il suo Figlioletto tra le braccia che vi farà provare, vi darà, quella che è la vera felicità. Ove saranno i piaceri degli uomini, l’esaltazione del potere, delle ricchezze e del sesso?... Esse si fanno ombre che strisciano come serpi che si dileguano e si dissolvono, mentre la mia felicità è luce sfolgorante nella sua gioia infinita. Ti benedico”.

31 12 13 “Quando la Chiesa si farà Santa? Quando vivrà la realtà del presepe e lo stato della Maternità che è, e trasmette”
“Mia piccola Maria, Io ti benedico, ti prendo con le tue miserie alle quali sorrido. Ecco, l’anno si chiude ed è già in procinto l’arrivo del nuovo in cui il vangelo vi presenta, al suo sorgere, la scena del presepe, la Nascita della Vita e la sua Genesi nella Maternità di mia Madre che ve la offre in Me, e nella Maternità di Dio che dà vita. Chi sono i primi a partecipare a questo Mistero: a comprenderlo, ad amarlo, a viverlo? Sono gli esseri celestiali degli Angeli che ne rendono gloria all’Altissimo; e sono i poveri pastori della terra. Chi sono coloro che comprendono, amano e partecipano della Maternità di Dio, della Madre Santissima, del presepe ove sono e nasco per dare Vita? Sono coloro che, in ogni tempo, sono anime nobili, spirituali, che s’innalzano al Cielo e lo desiderano; e sono gli umili e semplici: i poveri della terra. Queste anime ancora hanno lo stupore della realtà del presepe, delle sue proprietà, delle sue virtù: ancora lo adorano e ne ricevono le caratteristiche per divenire anch’essi madri nello spirito, portatori di vita. Gli uomini che rimangono chiusi alla terra, imprigionati nella materia, lo rifiutano: coloro che sono chiusi nel loro razionalismo, nella saccenza, nella boria, non lo capiscono. La “Maternità divina” è il mistero della vita che si perpetua nei figli che vivono questa infanzia spirituale.
Quando la Chiesa si farà Santa? Quando vivrà la realtà del presepe e lo stato della Maternità che è, e trasmette. Oggi in cui la Chiesa celebra l’inno del ringraziamento per l’anno trascorso, chi sono coloro che, sinceramente grati, ne rendono lode al Signore? Sempre tali anime che hanno compreso il Mistero di una Maternità d’amore che si perpetua e genera, se la si accoglie, se la si ama, e se ci si pone al suo servizio. Tutto vi proviene dal Padre Santissimo che dà nascita ad ogni giorno per la vostra sussistenza, vi dà forza, vi sostiene, nelle ore del vostro dolore. Ciò che siete, ciò che vi circonda, ciò che vedete, in Lui ha origine, si protende e sussiste; senza Iddio si decade nel nulla; ma… lo comprendete?
Ormai ogni cosa voi la considerate scontata e dovuta: la banalizzate; ogni moto vitale diviene ordinario, eppure la sua ordinarietà è un miracolo continuo che nasce dal suo straordinario. Non sapete più stupirvi, meravigliarvi e gioire per ringraziare e vivere della Maternità della Madre Santissima che vi genera alla Grazia, della Mia di Maternità che vi redime a Vita nuova, dello Spirito Santo che la rende santa, dell’Eterno Padre, che è anche Madre, nella sua Creazione e nella Provvidenza. Ti benedico”.